Settembre 4, 2026

L’arte non deve stare ferma

“L’arte non deve stare ferma”.

Strana affermazione, soprattutto se a farla è una scultura.

Già Dalí diceva che il meno che si possa chiedere a una scultura è che stia ferma.

Partendo da questa provocazione, la rovesciamo: l’arte non deve necessariamente stare ferma.

Con le nostre sculture realizziamo installazioni temporanee che affidiamo alla città e all’ambiente.

Non si limitano a essere collocate nello spazio pubblico ma entrano in relazione con chi le attraversa e con ciò che le circonda. Chi passa può avvicinarsi, toccarle, spostarle, modificarne la posizione. Così le sculture occupano luoghi inattesi: galleggiano sull’acqua, si appoggiano agli alberi, emergono dai cespugli. Abitano piazze e paesaggi, fino a diventarne parte.

Non vogliamo soltanto che vengano guardate. Vogliamo che entrino in contatto con il vivente.

La loro temporaneità è parte integrante del lavoro. Quando vengono rimosse e triturate, le singole sculture non terminano la propria esistenza. Tornano materia, si disperdono nel caos per poter riapparire, in un altro momento e in un altro luogo, sotto una forma diversa.

Per noi, questo fa parte di un processo in cui nulla rimane uguale e nulla è davvero immobile. La materia cambia, il contesto cambia, cambia lo sguardo di chi incontra l’opera.

Per questo l’arte non deve necessariamente stare ferma. Può muoversi, cambiare, trasformarsi e trovare, ogni volta, una nuova vita.