
Cracking Art: l’Arte che rigenera l’Arte
The arts are encroaching one upon another, and from a proper use of this encroachment will rise the art that is truly monumental –Wassily Kandinsky
Partiamo da una domanda preliminare: perché quando parliamo di Cracking Art parliamo di Arte rigenerante?
Il concetto di Rigenerazione anima la storia artistica del movimento da più di vent’anni: la plastica di cui sono fatte le sculture è infatti rigenerabile, è materia dotata della proprietà virtualmente eterna di poter essere triturata e rimodellata in altre sculture.
Questo processo rigenerativo, metafora del ciclo vitale, era in origine legato soprattutto alla tutela dell’Ambiente. Progressivamente, attraverso il progetto “L’Arte Rigenera l’Arte”, si è passati al servizio della tutela del Paesaggio: una categoria estetica ed etica più ampia, comprensiva della creatività dell’uomo, oltre che di quella della natura.
In che modo? “L’Arte Rigenera l’Arte” è l’arte contemporanea che sostiene l’arte del passato: un programma di intervento sistematico sul patrimonio artistico e monumentale, fondato sull’idea che l’arte contemporanea può salvare quella antica promuovendo azioni concrete per il recupero dei monumenti.
Le prime a farsi portavoce del progetto sono state le chiocciole: nell’ ottobre del 2012 cinquanta sculture azzurre di plastica rigenerata sono salite tra i pinnacoli gotici del Duomo di Milano in soccorso della Madonnina e della guglia Maggiore. Poi – e solo per citare alcune delle iniziative – sono arrivate le rane per il Portico di San Luca a Bologna; le rondini prima nei cortili del Castello Sforzesco e dopo nel centro storico di Siena; le installazioni a Palmanova, ai Giardini storici di Valsanzibio e in ultimo a Palazzo Niemeyer, sede del Gruppo Mondadori.
Gli animali colorati Cracking Art riescono dunque a entrare con pacifica ironia negli ambienti più sacri e inviolabili dell’arte monumentale rigenerandoli ed è proprio in questa ironia che risiede la forza di tutto il progetto.
