Febbraio 10, 2017

CRACKING ART: OLTRE LE LACRIME DI COCCODRILLO

di Melissa Camilli

 

2007. Orio Center. Uno dei centri commerciali più grandi d’Europa.
L’edificio accende le luci, i dipendenti entrano al lavoro e gradualmente lo spazio si anima di gente.
Persone che pensano di essere visitatori pronti allo shopping, di colpo si ritrovano spettatori di un’invasione artistica.
Eppure a sembrare lì per caso paiono proprio loro, e non i 700 animali di plastica colorata che hanno colonizzato l’ambiente, diventandone parte integrante.
L’arte fiorisce dunque là dove si pensa ancora oggi non possa nemmeno mettere radici, ovvero in uno spazio saturo di economia, piegato all’utilitarismo commerciale, riappacificandosi con esso.
Ed è proprio in tale occasione che vediamo nascere il coccodrillo Cracking Art.
La scelta di questo animale si lega in primis alla presa di coscienza del fatto che viviamo in un mondo in continuo mutamento, in cui aderiamo  entusiasti al vortice del progresso, senza però comprenderlo davvero e finiamo spesso col diventare passivi, subire l’evoluzione senza realizzare dove ci sta portando realmente.
Teniamo quindi sempre un occhio rivolto al passato, e mentre abbracciamo l’avanzata della modernità non smettiamo di versare lacrime di coccodrillo per ciò che ci lasciamo alle spalle.
Tuttavia alzano comunque il muso orgogliosi gli esemplari realizzati per l’occasione, 300 tra quelli appesi alla facciata e quelli disseminati all’interno, di dimensioni notevoli, quasi spiazzanti: sono infatti alti 79 cm, larghi 201 cm e raggiungono i 521 cm di lunghezza.
Nel nostro immaginario si tratta di un animale pericoloso, da cui dobbiamo tenerci lontani.
Ci appare come forte e affascinante, ma anche aggressivo e per la paura ci precludiamo la possibilità di conoscerlo, tanto che ancora, come siamo abituati ingenuamente a cantare, non sappiamo neppure “come fa”!  [1]
In questo senso il coccodrillo assomiglia molto all’arte contemporanea, che ai nostri occhi risulta quasi sempre maestosa e imponente, arroccata nelle sue pretese concettuali e da cui per questo non facciamo altro che scappare, con la paura di venire attaccati qualora provassimo ad avvinarci per conoscerla.
È proprio questo timore che la Cracking Art, con le sue installazioni, vuole allontanare.
Accarezzare l’animale immortalato nella plastica, potergli camminare accanto in uno dei luoghi più familiari della nostra quotidianità, ce lo rende quasi amico, un complice, così come noi lo diventiamo di un atto unico e irripetibile di cui contribuiamo a costruire il senso.
Non dobbiamo essere come Capitan Uncino, sempre pronti a far la guerra al coccodrillo, ma più come Peter Pan, che nella sua purezza di eterno bambino dà anche a lui una possibilità e fiducioso delle sue capacità, non esita a comunicare con lui.
Inoltre, diretto discendente dei dinosauri, arrivando dalla preistoria, questo rettile rappresenta il nostro legame originario con l’arte, per cui essa proviene da tutto quello che ci circonda ed è diretta a tutti, immediata e riconoscibile.
Questo messaggio ha viaggiato assieme a lui negli anni, da Piazza della Scala a Milano, dove viene appeso fuori dall’ufficio dell’allora assessore alla cultura Vittorio Sgarbi, al Canal Grande di Venezia durante la Biennale del 2007 fino ad approdare oltre oceano, negli Stati Uniti, dove il suo cammino continua.
L’avanzata è solo agli inizi.

 

 

[1] Citazione dalla celebre canzone popolare dello Zecchino D’oro