Maggio 14, 2016

Il fattore social di Cracking Art

It would, of course, be wrong to say that the arts have no social value. They have tremendous power and can often, indirectly, make our world a better place to live in.- Munira Mirza

Chi si occupa di comunicazione oggi sa che parlare di social engagement significa parlare di una vera e propria relazione. Ma ha senso parlare di social engagement per il mondo dell’arte? Anche nella sfera artistica si è ormai affermata la tendenza a creare opere che siano prima di tutto interattive, opere che oltre a generare un forte coinvolgimento emotivo siano in grado di instaurare un rapporto con chi ne fruisce.

È dal 1993 che il movimento Cracking Art opera in Italia e all’estero realizzando installazioni che hanno lo scopo di dare origine a una doppia interazione: con il tessuto sociale e con il territorio. Si tratta di un concetto di opera d’arte che supera quello di musealizzazione e che mira a far uscire la creatività dalle sale espositive per metterla direttamente a contatto con le persone e con la struttura della città.

Le installazioni Cracking Art sono infatti conosciute come presenze semplici e immediate ma allo stesso tempo portatrici di un alto valore di audience e di empatia. Sono invasioni giocose, icone di favole contemporanee e per questo accolte con favore dalla gente di ogni età che non resiste alla tentazione di toccarle e di abbracciarle per scattare una foto da condividere sui social. Con i loro colori brillanti e dimensioni esasperate, suricati, lupi, chiocciole giganti e tutti gli altri animali generano performances di forte impatto visivo che facendo sentire lo spettatore parte attiva del gioco denunciano l’apatia percettiva dei tempi moderni.

Non solo il pubblico non è più semplice spettatore ma viene stimolato a vedere gli stessi posti diversamente e a rivalutarli: le sculture Cracking Art riescono a penetrare e ad adattarsi con pacifica ironia in qualsiasi tipo di ambiente e grazie a questa loro caratteristica il luogo non viene più percepito come una location statica ma costantemente trasformato dalle persone e dalle storie che lo attraversano. Perché in fondo, in ultima analisi, l’opera d’arte appartiene al pubblico e per questo è sempre aperta a nuovi sensi, a nuovi sguardi e a nuovi gesti: pronti per uno snailfie tutti insieme?