Agosto 19, 2016In una rana
La storia che vogliamo raccontarvi oggi è quella della rana, una delle opere Cracking Art più simboliche e ricche di significati.
La genesi di questa scultura è molto particolare: tutto iniziò nel febbraio del 2012 quando centinaia di rane e ranocchietti multicolore invasero Brera, centro storico e artistico milanese. L’installazione “Ranatemporanea” fu non solo un evento artistico sorprendente e originale ma un vero e proprio invito alla riflessione.
Di fronte a un momento di profonda crisi economica e culturale la necessità di cambiare le cose si fa urgente e l’immobilismo proprio e altrui diventa insopportabile. Anche la rana si stufa di stare ferma vicino allo stagno e allora comincia a gracchiare in modo diverso: da “cra cra” a “cracking cracking”. È così che la litania senza significato della ripetizione assume un nuovo valore e diventa un nuovo messaggio: “muoviamo le acque, cambiamo qualcosa” perché, come dice Aristofane nella celebre commedia teatrale, “se con tutto quello che abbiamo fatto va tutto male, forse cambiando tutto andrà meglio”.
La rana, come molte altre sculture del movimento, è anche connessa all’idea di Rigenerazione: passando da un’esistenza solamente acquatica a una anfibia, nella filosofia Cracking Art quest’opera diventa metafora di cambiamento, di metamorfosi e di connessione tra acqua e terra. Possiede inoltre un carattere magico e meraviglioso: come nelle favole, è il rospetto che tutte le fanciulle desiderano baciare per avere il proprio principe.
Un anno dopo la simbolica rivoluzione di “Ranatemporanea”, le rane furono protagoniste indiscusse della spettacolare installazione/performance “Piena di Rane”.
Nell’aprile del 2013, durante i giorni del Salone del Mobile, migliaia e migliaia di piccole rane vennero lanciate nelle acque del Naviglio di Milano. Fu un evento di grandissimo richiamo popolare e la prima partecipazione collettiva alla realizzazione di un’opera d’arte: tutto il pubblico fu coinvolto in prima persona, chiamato a esprimere un desiderio lanciando una rana nel Naviglio, così come si fa con le monete nelle fontane.
Una vera e propria esplosione di colore, un momento di gioco e di divertimento ma con uno scopo molto serio: la restaurazione di un monumento. Come era successo con le chiocciole azzurre sulle guglie del Duomo (le prime a farsi portavoce del progetto “Arte che rigenera l’Arte”), l’installazione fu accompagnata dalla donazione e dalla vendita di mini-sculture il cui ricavato venne devoluto per il recupero delle chiuse leonardesche della Conca dell’Incoronata in San Marco.
Una vera e propria esortazione a rendere le città più creative e attente al mantenimento della propria storia attraverso il gioco e la partecipazione di tutti.
