Dicembre 31, 2016

Storia di un orso che nell’arte ritrovò la libertà

Maggio 2006. Bruno, un giovane esemplare di plantigrado, un cucciolo di due anni nato nel Parco dell’ Adamello in Trentino, si spinge oltre i confini italiani dirigendosi verso Austria e Germania. Nel suo vagabondare di un mese in Baviera e nel vicino Tirolo, Bruno non attacca l’uomo ma non si fa mancare niente, creando problemi soprattutto agli allevatori locali. Pecore, polli, conigli. Si avvicina senza alcun timore alle abitazioni.

Diversi i tentativi di catturarlo. Due settimane di inseguimenti infruttuosi. Gli esperti si trovano d’accordo sul fatto che un orso senza più timore di arrivare vicino ai centri abitati, è un pericolo per gli esseri umani. Poi, la decisione di abbatterlo.

Bruno apparteneva a una specie che in Germania mancava da oltre 170 anni e faceva parte di un ambizioso progetto italiano per la reintroduzione dell’orso bruno nelle Alpi centrali. La tragica conclusione dell’avvenimento animò un acceso dibattito e costituì per Cracking Art un nuovo spunto di riflessione. Di qui la nascita dell’orso, una delle opere d’arte che fanno parte dello zoo di animali giganti del movimento.

Nella poetica di Cracking Art l’orso è infatti un animale che esprime familiarità e affinità nei confronti dell’uomo e allo stesso tempo estraneità e opposizione. È una creatura selvaggia e feroce ma è anche associabile alla dimensione ludica, all’idea di protezione e alla tenerezza.

Pensiamo a Teddy Bear, l’iconico orsacchiotto di pezza che da sempre viene messo nelle culle dei bambini. Ma pensiamo anche alle favole: dalle storie più antiche di Esopo e di Fedro, ai più moderni cartoni animati di Winny the Poo o di Hanna-Barbera, passando attraverso le fiabe dei paesi nordici come la storia russa di Masha e Orso, fino ad arrivare al Baloo di Kipling e ai tre orsi di Riccioli d’oro nella favola di Robert Southey.

Questa doppiezza dell’animale, amato e respinto dall’uomo, si presta bene a rappresentare uno degli assunti centrali nella filosofia Cracking Art: il divario che separa Natura da Artificio, Ambiente da Uomo, Conservazione da Progresso.

Attraverso invasioni urbane come quella di esordio a Treviso nel 2006 o l’installazione a Orio Center nel 2008, l’orso si fa metafora della convivenza con le persone.  Un inno alla libertà in cui anche Bruno – se vogliamo – può finalmente entrare in contatto con gli esseri umani richiamando la parte più selvaggia di ciascuno di noi, nel tentativo di colmare le distanze che ci separano dalla natura stessa.