Dicembre 2, 2016Cracking Art
a cura di Patrick Alton
Un confronto immediato con la rappresentazione della vita stessa attraverso sculture altamente emblematiche, simbolo del “reale” e accessibili a tutti: Cracking Art.
Arte! E il termine si insinua…
E l’opera d’arte?
L’artista fa arte? E il poeta poesia? Qual è il suo scopo ultimo?
Domande inevitabili di fronte a un simile gesto dell’uomo, frutto di reattività alle esperienze del proprio vissuto e tale da destare sempre grande interesse, soprattutto quando chi lo compie si esprime mediante quella “sfera artistica” che la nostra civiltà si è abituata a circoscrivere.
In mezzo a tanti dibattiti e dissertazioni autorevoli sulla funzione, sulla natura o sulla necessità dell’arte, risulta oggi più che mai complicato farsi un’idea precisa sul fenomeno in questione, così come capire in che modo e a quale scopo l’atto artistico possa essere contestualizzato dopo anni di trasformazioni e di indagini sul pensiero umano e sulla percezione del reale.
Cosa è in grado di darci l’artista di diverso rispetto alle altre rappresentazioni umane, al di là di un’esperienza scientifica?
Uno spiraglio verso l’ignoto?
Delle affermazioni che sono al limite di un’esperienza mistica?
Degli stimoli ad intraprendere nuovi percorsi di senso e abbracciare nuove scale valoriali che siano diverse da quelle proposte dalla società e dall’uomo?
Un diverso approccio alla sfera del “sensibile”?
E l’opera d’arte?
Ed ecco che in questo spazio preciso troviamo la suprema investitura dell’artista alla predisposizione all’ascolto e alla percezione sensoriale e intellettiva nel senso globale del termine.
Cracking Art. Un’esperienza straordinaria grazie all’impatto fortemente simbolico e allo stesso tempo ludico che queste creazioni sono in grado di esercitare sull’ambiente. Un riappropriarsi spontaneo, istintivo e sensibile, della nostra condizione umana e del concetto di “saper-vivere-insieme”.
Forse un tentativo di re-investirci e rimetterci in gioco, nello spazio e nel tempo, partendo dall’ottica della condivisione con altre specie viventi per riappropriarci in ultima istanza el mistero della vita?
Le opere della Cracking Art, ben lontane dalla mera riproduzione dell’identico, del “riconoscibile”, incarnano lo spirito di una coscienza imbevuta di questa fraterna condivisione, una realtà all’interno della quale lo spazio è concepito simultaneamente come testimone e attore. La scelta stessa di utilizzare della plastica riciclabile come materiale di realizzazione sembra indurre nell’osservatore una riflessione sul significato dell’esistenza comprensivo anche e soprattutto delle sue innumerevoli mutazioni e ricomposizioni.
Ecco l’opera d’arte!
L’impatto visivo delle opere Cracking ammicca alle definizioni canoniche di Bello e di trascendenza del reale. Con il loro nome (simbolo di volta in volta di un’intera specie) e la loro dimensione, queste creazioni incarnano la visione dei loro autori collocandosi in uno spazio di ordine poetico, irridendo simpaticamente alla nozione obsoleta di commitment elevato, profondo, futile, frivolo, scherzoso… e via dicendo, così come a quell’ottica miope che le vorrebbe dei semplici strumenti per l’ampliamento del nostro spazio mentale nel rapportarci alla natura e alla ricerca di un senso.
La Cracking Art ci mostra l’umiltà di restare sensibili, vulnerabili, all’incontro con l’espressione artistica colta nella sua essenza più vera, incontro durante il quale ognuno di noi, grazie a questo contatto grandioso e multisfaccettato, può recuperare nel modo più naturale possibile il proprio spazio di interazione tra reale e simbolico.
Ecco lo scopo ultimo, nonché il gesto più nobile, dell’arte.
