Giugno 7, 2022

L’oca selvatica Cracking Art: tra carattere ludico e aspirazione sacrale.

L’oca è oggi uno degli animali domestici più amati per l’aspetto bonario e l’indole mite, ma non tutti sanno che anche la sua controparte selvatica ha ricoperto un ruolo cardinale nella tradizione di numerose civiltà, presso le quali la sua figura ha assunto persino connotazioni mitiche.

Per secoli venerata come simbolo di vita, rinascita e fertilità. Vigilante per gli uomini, messaggera degli Dèi. Gli antichi egizi tramandano che fu un’oca a generare l’uovo cosmico che diede vita al dio Sole Ra, padre del creato.

Anche i greci ne avevano un’alta considerazione e, dai racconti mitologici, si apprende che il dio dell’amore Eros utilizzava un’oca volante come mezzo di trasporto prediletto.

Nell’antica Roma le oche, sacre alla dea Giunone, vivevano libere sul Campidoglio e furono proprio loro, secondo la leggenda, a segnalare ai Romani l’imminente attacco dell’esercito Gallico che assediava la città. Una storia dai contorni tanto epici da far ingelosire persino la lupa.

Per la popolazione celtica il palmipede svolgeva il ruolo di messaggero dell’aldilà e in molteplici racconti popolari veniva spesso associato alla figura della fata, un essere magico e ancestrale dalla femminilità archetipa, il cui ruolo era quello di vigilare sui viandanti, accompagnandoli nel loro cammino.

Ed è tra la sua aspirazione sacrale e l’attributo ludico, che si colloca l’oca selvatica di Cracking Art, guardiana indomita e silenziosa, eletta a sentinella della cultura e dell’ambiente che si impegna a custodire con la stessa devozione con cui cova le sue uova.

Come dimostrato dall’etologo Konrad Lorenz, le piccole oche appena nate, grazie al fenomeno dell’ “imprinting”, imparano a seguire il primo essere vivente che vedono. Allo stesso modo, le oche cracking, innescano un imprinting funzionale all’arte per tutti coloro che visitano le installazioni in cui sono presenti, restituendo allo spazio un’energia vibrante.

Melissa Camilli